CONSIDERAZIONI SULLA LEGGE REGIONALE PUGLIESE SERVIZI PUBBLICI LOCALI

1 ottobre 2012

Negli ultimi giorni aumentano le richieste da parte di amministratori locali, associazioni e singoli cittadini di rivedere la legge approvata dal Consiglio Regionale della Puglia Il 3 agosto 2012 sui servizi pubblici locali (rifiuti e trasporti).
La legge ha la finalità di regolamentare e uniformare sul territorio l’espletamento di questi servizi essenziali e i tempi ravvicinati della discussione e dell’approvazione sono stati dettati dalla necessità di adempiere a scadenze normative.
Già nel titolo “Rafforzamento delle pubbliche funzioni nell’organizzazione e nel governo dei Servizi Pubblici Locali” si esprime la volontà di preservarne il carattere pubblico, in contrapposizione con le forzature dei Governi Berlusconi e Monti, che, in ossequio all’ideologia liberista e agli interessi dei privati e degli speculatori, hanno pervicacemente violato la volontà popolare espressa con i referendum del 2011.
Tale manovra è stata bloccata (ma purtroppo le forzature persistono ) grazie alla mobilitazione sociale e al ricorso alla Consulta effettuato da alcune regioni, fra cui, meritoriamente, la Puglia.
Tuttavia ad una più attenta lettura il contenuto della legge pugliese, appena approvata, manifesta alcune contraddizioni che rischiano di inficiare lo scopo espresso nel titolo; in particolare, il riferimento alla concorrenza nel mercato, il ruolo residuale riservato alle società in house, l’assenza della possibilità di affidare i servizi ad un soggetto di diritto pubblico (quindi senza la finalità del profitto) rischiano di produrre, uno scenario di totale liberalizzazione dei servizi pubblici locali nella nostra regione, proprio all’indomani della cancellazione proprio grazie all’impegno della Regione Puglia, di quest’obbligo da parte della Consulta.
La concezione di fondo può apparire quella secondo cui la programmazione è in capo al pubblico, la regolazione è riservata ad esperti nominati dal Presidente della Giunta, la gestione è affidata al mercato.
L’idea che una gestione privatistica di per sé comporti efficienza e risparmio è pregiudiziale e infondata, come ampiamente dimostrato da molte esperienze proprio nel campo dei servizi pubblici, a cominciare dai rifiuti, considerati un business estremamente appetibile e penetrabile da interessi poco trasparenti, a vantaggio dell’incenerimento piuttosto che del riciclo, della produzione di rifiuti piuttosto che della loro diminuzione.
Considerando positivamente l’intenzione di regolamentare l’intera materia all’interno di un quadro regionale e la volontà di imporre, in ossequio alle direttive nazionali ed europee, la raccolta differenziata favorendo le Unioni dei Comuni, riteniamo che la soluzione della quasi totale marginalizzazione e non definizione del ruolo dei comuni possa produrre un effetto rischioso.
Quanto ai tempi di attuazione, essi saranno necessariamente lunghi. Nel frattempo, i Comuni che hanno contratti in scadenza sono tenuti a bloccare le nuove procedure e ad andare in proroga, causando indirettamente disservizi e, paradossalmente, l’impossibilità di avviare finalmente la raccolta differenziata porta a porta.
Rifondazione Comunista proporrà pertanto, agli Stati generali del centro sinistra e al Consiglio Regionale pugliese che siano accolte le sollecitazioni provenienti da tanti Comuni della Puglia e dal mondo delle associazioni e dell’ambientalismo, e siano apportante le modifiche e i correttivi necessari per rispondere alle esigenze delle comunità in favore di un sistema pubblico e partecipato dei servizi, ad iniziare dallo sblocco delle gare in itinere e alla separazione obbligatoria tra gestori della raccolta e gestori dell’impianti.

Per la segr. Reg.le
Ncola Cesaria
Bari 30.09.2012

Annunci

29 settembre – Appello agli antifascisti pugliesi

23 settembre 2012

Il 29 settembre, come in altre piazze italiane, anche a Bari Forza Nuova convoca una mobilitazione regionale che vedrà nella nostra città una concentrazione di militanti nazifascisti; scopriamo inoltre da un social network che tale manifestazione partirà da Piazza Garibaldi. La possibilità di vedere sfilare nelle nostre strade una manifestazione propugnata da un’organizzazione dichiaratamente omofoba, sessista e razzista non può che provocare sdegno e indignazione di ogni antifascista e sincero democratico.
Nonostante spaccino di essere una forza popolare e di battersi contro la crisi, sappiamo bene chi sono e quale sia la loro storia: violenti con alle spalle diverse condanne per aggressione ai danni di uomini e donne, colpevoli soltanto di essere di un’altra religione, di avere un aspetto troppo poco eurocaucasico, di non nutrire gli stessi gusti sessuali, di avere idee diverse dalle loro.
A questo proposito ricordiamo alcuni episodi di cronaca locale e nazionale.
Tra il 2002 ed il 2004 si sono resi protagonisti a Bari, di di svariati atti di violenza nei confronti di vari soggetti “colpevoli” di avversare il fascismo e di lottare per i diritti civili, come nel caso dell’aggressione nei confronti del presidente cittadino dell’Arcigay di allora.
Solo gli arresti, con capi d’imputazione quali il tentato omicidio, furono in grado di bloccare quella spirale di violenza. Tra gli arrestati spiccava l’attuale segretario regionale.
Giustificano con il loro amore distorto per la patria, atti come l’incendio doloso di campi rom; la loro “difesa” della famiglia tradizionale si traduce in aggressioni a giovani donne che esercitano il loro diritto ada abortire.
Parallelamente a quanto già intravisto nello scenario europeo, ed in particolare in Grecia, le realtà nazifasciste nostrane proclamano una lotta contro l’austerity spacciando come soluzione per uscire dalla crisi una lotta tra poveri. Aizzare le fasce economiche più in difficoltà, contro soggetti che vivono situazioni simili o peggiori, salvo poi mettersi al servizio dei poteri forti che la crisi l’hanno causata.
Troviamo sconcertante pertanto che questa manifestazione possa essere tollerata nella nostra città. Esigiamo pertanto che le autorità competenti revochino immediatamente i permessi concessi per tale iniziativa.
Se così non dovesse essere, si riterrebbe indispensabile l’autoconvocazione di tutti i soggetti antifascisti, antirazzisti e antisessisti pugliesi in quella data.

Socrate Occupato
Villa Roth Occupata
Studenti Baresi in Lotta
Kasamatta Disobbediente
Link Bari
Uds Bari
Zona Franka – spazio sociale
Rifondazione Comunista Bari
Giovani Comuniisti Bari
Sinistra Critica Bari
ARCIGAY Bari
Le Macerie – Baracche Ribelli
Giovani Democratici Terra di Bari
Run Bari
AteneinRivolta Bari

Raccolta rifiuti: tra limiti, inciviltà ed incompetenza

11 settembre 2012

ImageQuanto avvenuto ieri mattina al mercato settimanale di Andria -sottolinea Miani-, è un fatto davvero insolito, qualcuno stamattina ha sorriso, ma per chi ha subito il torto è una cosa molto fastidiosa.

Ieri mattina un operatore mercatale si reca verso quello che dovrebbe essere il suo luogo di lavoro, un posto che regolarmente paga anualmente (posteggio + rifiuti); arrivato sul luogo però trova una spiacevole sorpresa…. sul suo posto (guarda le foto in allegato) ci trova una bella montagnetta di rifiuti lasciata a terra accanto ad un albero da persone incivili, rifiuti che ad occhio è facile riconoscere la provenianza; scatole di salumi, tovaglioli, scatole di birra, bustoni di pane, rifiuti lasciati li da gente che la sera ci lavora in quel luogo con un piccolo “chiosco”.

Denunciato l’episodio alla Polizia municipale presente nei pressi del mercato, noto che quelli che dovrebbere garantire la sicurezza e il rispetto delle regole, e in questo caso garantire che nel mio luogo di lavoro proceda tutto al meglio( ricordo che se un operatore non rispetta il proprio posteggio viene punito con una multa molto salata), non può far altre che annunciare l’accaduto alla centrale… risultato??? alla chiusura della giornata, precisamente alle 13 e 30, i rifiuti erano ancora li presenti, l’operatore mercatale che paga regolarmente le tasse, ha dovuto aprire la sua attività condivisa con i rifiuti, il cattivo odore e le mosche, l’incivile (facile da individuare) potrà tranquillamente rifare il suo gesto.

L’ultima domanda che mi porgo è ma chi doveva raccogliere i rifiuti in quella zona???

402330_634829408056122369_Foto-0022_300x409

11 settembre 2012

402330_634829408056122369_Foto-0022_300x409

Documento politico approvato dalla direzione nazionale dei Giovani Comunisti riunitasi al campeggio Red Village 2012

30 luglio 2012

La crisi economica sta determinando effetti devastanti. I dati sulla recessione, sulla disoccupazione giovanile, sull’aumento della povertà e sull’incidenza dei contratti precari sul mercato complessivo del lavoro sono inequivocabili.
36% di disoccupazione giovanile, 4 milioni e mezzo di precari, più di 2 milioni di giovani senza lavoro e fuori dal ciclo della formazione, il 78% dei contratti attivati per i giovani nell’ultimo anno in forme precarie, una previsione di recessione fino (dicono il Fmi e Confindustria) al 2017.
Il governo Monti – in questo quadro – è parte integrante del problema: è un governo di destra che fa politiche di destra, inique, classiste e recessive.
I 100 miliardi di finanziarie già approvate, i 10 miliardi di tagli alla sanità della spending review, la controriforma del mercato del lavoro con l’attacco all’articolo 18, l’introduzione del pareggio di bilancio in Costituzione sono atti di guerra – per usare i termini scelti dalla Confindustria – contro i lavoratori, gli studenti, i pensionati, contro i diritti acquisiti ed il sistema di welfare del nostro Paese.
A questo si aggiunge la recentissima approvazione del fiscal compact, il vero paradigma delle scelte del governo. La previsione di 20 anni a 45 miliardi di tagli lineari ogni anno (già di per sé drammatico) è fatta in una ipotesi di crescita della ricchezza nazionale. Ma oggi siamo in recessione e la diminuzione del prodotto interno lordo allontana automaticamente l’obiettivo di mantenere a 60/100 il rapporto con il debito pubblico. Tradotto in termini materiali un massacro di dimensioni inedite.
Di fronte ad una crisi di tali proporzioni e alle politiche di destra del governo, quel che serve è una sinistra all’altezza dei suoi compiti.
Innanzitutto con una vocazione europeista, che investa sull’idea di costruire un soggetto politico che vede nella dimensione europea la soluzione alla crisi del capitalismo europeo (che è, allo stesso tempo, crisi delle socialdemocrazie europee e del loro progetto storico) che rifugga le illusioni nazionaliste o catastrofiste. In altri termini, la soluzione non è l’uscita dalla moneta unica o la rinuncia alla costruzione di una nuova identità politica e culturale della democrazia e della civiltà del lavoro. Da questo punto di vista le relazioni con le organizzazioni giovanili della sinistra su scala europea sono per i Giovani Comunisti essenziali e andranno in futuro sempre più rinsaldate e approfondite, per lavorare alla costruzione di una convergenza di analisi, di pensiero e di pratiche tra tutte le forze giovanili della sinistra d’alternativa su scala continentale.
In secondo luogo con un programma radicale, avanzato e al contempo di governo, che sia percepito non come la testimonianza marginale di un disagio o di una opposizione pregiudiziale ma come la proposta autorevole e credibile di un soggetto potenzialmente maggioritario ed egemonico. La pianificazione democratica dell’economia, la costruzione di un piano straordinario per l’occupazione che ponga l’obiettivo del riassetto idro-geologico del Paese e dello sviluppo produttivo del territorio (allo scopo di impiegare in primo luogo la forza lavoro giovanile), l’introduzione di un reddito sociale e di una soglia di salario minimo al di sopra della quale cominci la contrattazione, l’introduzione di una tassa patrimoniale, la reintroduzione della scala mobile: proposte chiare che indicano una inversione netta nella politica economica del Paese.
In terzo luogo, quel che serve è una sinistra che si ponga strategicamente sul terreno dell’unità. In questo ribadiamo la centralità del processo federativo della sinistra, come primi passi della costruzione di un soggetto politico ampio, unitario e plurale della sinistra italiana (non solo della Fds, di Sel e dell’Idv ma anche delle realtà di movimento, associative, di tutte le esperienze in conflitto con le politiche neo-liberiste). Le scadenze dell’autunno, a partire da Firenze 10 + 10, dal lavoro unitario per la convocazione di uno sciopero generale contro il governo Monti e dalla determinazione di una manifestazione nazionale dell’opposizione di sinistra, fotograferanno le condizioni dell’unità possibile. Dobbiamo lavorare con tutte le nostre forze in quella direzione, dentro il partito e come organizzazione giovanile.
Dentro questo quadro poniamo con forza, di nuovo, la questione generazionale e il tema del rinnovamento. La sconfitta della sinistra italiana è anche la sconfitta dei suoi gruppi dirigenti, di tanti fallimenti, di troppe divisioni, di infinite e colpevoli disarticolazioni. Urge attivare un processo di aggregazione unitaria a sinistra che sia percepita come la vera novità della politica italiana: è anche questo l’insegnamento greco di Syriza, che sfonda anche nella sua capacità di rompere lo schema trasversale della “vecchia politica” di austerità e rigore nazionale.
Anche su questo terreno è indifferibile un confronto sincero dentro il partito e con il partito, perché i gruppi dirigenti – a tutti i livelli – concepiscano la giovanile come parte essenziale del lavoro di radicamento e militanza del partito e, al contempo, nella sua autonomia, come una risorsa importante e non come un problema.